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Carlo Lottieri: The Transcendency of the Other

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The following is by Italian philosopher of law and political science Carlo Lottieri, 22:26 into the fourth edited segment of a two day closed door conference of Italian economists called “The Invisible Hand” held 16-17 October 2008 on the theme of the current financial crisis; this is the close of Lottieri’s argument for federalist reform. The transcribed original text follows my translation, as well as links to the four edited sessions broadcast by RAI3 in the Percorsi series. The translation is mine, and any errors are solely mine. Interpolated additions are enclosed in square brackets [].

…and so I close my presentation with what I hold to be in reality the most authentic reasons for market federalism, which are neither juridical, institutional nor economic. It seems to me that an order that undoes political violence (which is the objective of the logic of the market,) and that affirms a horizon in which natural and individual rights are preserved (an order of liberty which is based on the respect of the other, and therefore a free economy which is freed from constant political interference,) all this in my view cannot even be imagined without a culture of solidarity that recognizes the transcendency of the other.

If we have had, and in part we have had some space for the market, it is after all because we have developed a certain idea of the personhood of the other which has resulted in the impossibility of the manipulation of society, which is in every way in contrast with the logic of libertarianism. In short, only if the sanctity of power, so to speak, is dissolved by the sanctity of the visage, to use the image of Emmanuel Lévinas, is it possible to check the complete availability of society, the goods of others, etc. [for exploitation] and therefore, the “thingness,” so to speak, of the human being that characterizes the modern state.

In my judgment the right of property, which is at the heart of classic libertarian theory and which libertarianism preserves, tells us that there exists something that is totally beyond us, which is beyond our [right to] control, now and always. On the contrary, with modernity property has become simply a legal attribute (consider what has happened with the codified reduction in rights simply by the will of the those in political power) and which is therefore something absolutely modifiable, alterable, and in the extreme, even cancellable.

The dissolution of property and therefore of the market, and I would also say of the federalist logic that is so tightly connected to the market, is entirely one with the expansion of power which has long nutured a totalitarian prerogative, a prerogative that sometimes succeeds in satisfying, which at other times must repress, and in any case is always ready to rise up [to assert itself], clearly primarily when defenses are weakest, therefore especially in times of crisis.

It is clear that in crises that power can expand itself with great ease, and individual liberties can be overlooked, cancelled, and so forth. In these days we live exactly in such risk. I do not believe that there has ever been in history such a massive despoliation as the one enacted by the US government with the stock market [rescue] plan. Every American family–a populace of three hundred million inhabitants–has seen a withdrawal, because in one way or the other the money will come from the families, of around ten thousand dollars.

That is a monstrous figure, a robbery that is without equal in human history. I truly believe that the state is making a power play in these situations, in this specific case a policy (which I would have difficulty defining as other than Keynesian, which is exactly whan Greenspan carried out) which inundated the world with dollars (we all know how many dollars the Chinese possess, for example,) which affixed the cost of money artificially low, thus which encouraged every sort of bad investment.

When money costs little it is easy for someone to borrow that does not have well-laid plans, which can even be loaned, for example, for housing to people that realistically have no possibility of repayment. The same interventionism which caused this crisis is now naturally switching to saving the world by fixing market prices, multiplying regulations, nationalizing banks, implementing rescue missions for bankers, etc. It is clear (permit me this remark) that “the occasion makes the politician,” and this is an occasion, due to the crisis, of ravenous exploitation.

I believe ultimately that there is fragility in a western civilization that does not recognize in the other, in his property, in his material presence (because property is presence within social relations) a limit to the unlimited will [to dominate] that all of us would want to express. In some way hubris is the desire to have no limits before oneself that expresses itself as a general [exertion of] will in lust for power, but this is possible because the other, in one way or the other, is negated. Thus it is probably from here that one would need to begin if one desires to construct a bulwark in the preservation of liberty, and above all if one wants to think that a federalist reform might represent all this.

Session One

Session Two

Session Three

Session Four

Testo originale trascritto da me: 22:26 “…e vengo qui alla chiusura del mio intervento, su quello che ritengo essere in realtà le ragioni più autentiche del federalismo del mercato, che non sono né di tipo giuridico-istituzionale, né di tipo economico, perchè il mio parere è un ordine che dissolva la violenza dell’ottico politico è questo in realtà, l’obbiettivo della logica del mercato, e affermi un’orizzonte in cui i diritti naturali e singoli siano tutelati, un’ordine di libertà che è basato sul rispetto dell’altro, e quindi un’economia libera che sia francata delle costanti interferenze della politica — bene, tutto questo al mio parere non potrà mai neppure essere immaginato senza il consolidarsi di una cultura che riconosca la trascendenza dell’altro.

23:12 Se noi abbiamo avuto, e in parte abbiamo avuto nella storia occidentale un qualche spazio mercato, è perchè in fondo abbiamo sviluppato una certa idea della persona dell’altro, che ha reso impossibile quella manipolazione della società che è del tutto in contrasto con la logica liberale. Insomma, solo se la sacralità del potere, per così dire, viene dissolta dalla santità del volto, per usare l’immagine di Emmanuel Lévinas, è possibile che si inizii a porre un freno di fronte alla disponibilità e quindi, usiamo questo termine, alla “cosità” dell’essere umano che invece caratterizza la modernità statuale, la piena disponibilità della società degli uomini, dei loro beni, eccetera.

23:54 Nella sua essenza a mio giudizio il diritto di proprietà, che è al cuore della teoria liberale classica e della tutela libertaria, ci dice che esiste qualcosa che è assolutamente al di là di noi, che è fuori del nostro controllo, ora e sempre. Vice-versa, con la modernità, la proprietà è divenuta un semplice attributo legale, pensate a cos’è successo con la codificazione, con la riduzione del diritto a semplice volontà del centro politico, e quindi qualcosa di assolutamente modificabile, alterabile, al limite anche cancellabile.

La dissoluzione della proprietà e quindi del mercato, e quindi io direi della stessa logica federale che è così strettamente connesso al mercato, questa dissoluzione della proprietà è tutt’uno con l’espansione di un potere che da tempo comunque nutre un’avvocazione totalitaria, un’avocazione che talvolta riesce a soddisfare, che altre volte deve reprimere, e che comunque è sempre pronta di emergere, sopratutto evidentemente quando le difese sono più deboli, e quindi specialmente quando abbiamo situazioni di crisi. È chiaro che nelle crisi che il potere può espandersi con grande facilità e, come dire, le libertà individuali possone essere dimenticate, cancellate, e così via.

25:13 In queste ore viviamo esattamente tali rischi. Non credo che nella storia si sia mai vista una così massiccia spogliazione, quale quella decisa dal centro politico statiunitense, con il piano borso. Ogni famiglia americana, ed è un popolo di trecento miglioni di abitanti, ha visto sottratti, perchè in un modo o nell’altro da lì questi soldi verranno, cioè dalle famiglie, circa dieci mila dollari. È una cifra davvero mostruosa, una rapina che è senza ugali nella storia umana. Veramente credo che lo stato tira forza in queste situazioni, nel caso specifico una politica (che difficilmente potrei definire se non come Keynesiana, quale quella che è stata appunto condotta da Greenspan) [che] ha innondato il mondo di dollari (tutti sappiamo come dire quanti dollari posseggono ad esempio i cinesi,) ha affissato un costo del denaro artificiosamente basso, ha favorito ogni genere di “malinvestment”, cioè di cattivi investimenti.

Quando il denaro costa poco, è facile che possa essere chiesto anche da chi non ha grandi progetti, e che possa essere usato per dare ad esempio abitazione a persone che non hanno poi realisticamente la possibilità di ripagarlo. Quello stesso interventismo che al mio parere ha causato il disastro ora naturalmente si cambia da salvare il mondo, bloccando i mercati, moltiplicando i regolamenti, nazionalizzando le banche, operando salvataggi dei banchieri, ecc. È chiaro che l’occasione, per così dire lasciatemi questa battuta, fa l’uomo politico, e questa dalla crisi è un’occasione ghiotta.

26:42 Ma in fondo credo che c’è la fragilità d’una civiltà occidentale che non riconosce nell’altro, nella sua proprietà, nella sua presenza materiale, perchè la proprietà è questa all’interno delle relazioni sociali, un possibile limite di fronte alla volontà tendenzialmente illimitata che ogni uomo vorebbe esprimere. In qualche modo la ubris è il desiderio di non avere confini di fronte a sé che si veste da volontà generale per concupiscienza verso il potere, ma questo è possibile perchè l’altro, in un modo o nell’altro, viene negato. E allora da qui probabilmente che si deve muovere se si vuole davvero costruire, come dire, qualche paratia a tutela della libertà, e sopratutto se si vuole pensare che una riforma in senso federale possa davvero rappresentare tutto questo.

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